mercoledì 24 settembre 2014

Irene e il contatto con la terra

Un altro passo tratto dal primo capitolo di Gente che aspetta:

"Irene uscì in giardino, per godere di quella solitudine, alzò lo sguardo e si lasciò andare al calore del sole che splendeva forte. Si sedette e prese a macinare il terreno con le dita, poi scavò una buca come fosse sabbia, infine si distese al sole, e chiuse gli occhi. L'esigenza di recuperare il contatto con una parte di sé che aveva dimenticato la spingeva a ricercare il sapore della terra e della musica.
Con gli occhi chiusi non pensò. Si finse silenzio. Si finse immobilità. Si finse primo giorno di primavera. E tacque. Tacque fino a credere di svenire, fino a sentire di non essere più. Distese il suo corpo fino a renderlo elastico, aprì le braccia, distanziò le dita della mano le une dalle altre. Così facendo coprì per intero la sua ombra. Fu piena di sé stessa. Sospirò. Si nutrì di quel senso di libertà, si accolse. Riconobbe l'odore della terra, la sentì morbida al tatto. Si finse acqua capace di penetrare in fondo, si finse nutrimento, si finse odore di fertilità. Ebbe il tempo di percepire quel contatto, lo visse totalmente.
Si unì alla terra. Fu nutrimento, fu fertilità, fu acqua capace di penetrare in fondo".


Una foto scattata da mio marito durante un viaggio in Grecia:

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