domenica 28 settembre 2014

Leggendo "Gente che aspetta"...

Leggendo “Gente che aspetta”...

“Vestiti, usciamo”, le disse Renato una mattina.
Irene  indossò  gli stivaloni in pelle,  Renato  la prese  per mano.
Adesso, i passi dei due, che solcavano la terra, producevano un  suono  appena  percettibile:  continuavano a non  parlare, ma  si  tenevano  per  mano,  il sorriso  di Irene  non  sparì, Renato la guardò più intensamente: “ti devo parlare”.
Durante   la  conversazione,   le  due  figure   si   fusero  in un'unica immagine, un intreccio di corpi che si perdeva tra le ombre   del giardino,  sotto  gli alberi,  nella freschezza   del mattino: parlarono a lungo, e a lungo si abbracciarono, le loro labbra si  sfiorarono appena,  i loro occhi si  incrociarono molte volte, e le loro mani furono sempre unite. Le gambe di Irene cominciarono a tremare impercettibilmente quando  le parole di Renato  divennero più difficili da  sopportare,  la donna  inclinò il capo, si morse le labbra, allora lui cominciò ad accarezzarle il viso,  le sussurrò  parole di conforto, ma Irene,  già  da tempo,  aveva smesso  di ascoltare: seguirono molti momenti di silenzio,  sguardi  muti si  alternarono al suono delle ultime parole di Renato, quelle definitive. Irene si voltò, e cominciò a procedere a passo lento verso casa,  vi entrò  senza  esitare,  e  la sua  figura  sparì:  Renato rimase  a  osservarla  per  qualche  istante.

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